Roma – Nell’Unione Europea sono tornati operativi 196 impianti per l’assemblaggio di auto, veicoli commerciali, autobus e motori, su un totale di 309 siti produttivi. È quanto rivela l’Acea, l’associazione europea dei costruttori, in uno dei suoi ormai consueti aggiornamenti sulle conseguenze della pandemia del coronavirus sulla filiera automobilistica del Vecchi Continente. Considerando anche il Regno Unito e diversi altri Stati (Bielorussia, Kazakistan, Russia, Serbia, Turchia, Ucraina e Uzbekistan) risultano riaperte 298 fabbriche, di cui 142 dedicate alle sole auto, 71 per motori, 38 per veicoli commerciali leggeri, 58 per camion e 58 per autobus, con alcune sovrapposizioni nel caso di produzioni destinate a più di un settore. “Questi dati – sottolinea Eric-Mark Huitema, direttore generale dell’Acea – mostrano l’ampiezza dell’estensione dell’impronta manifatturiera del nostro settore su tutto il continente europeo. Un rilancio di successo del settore automobilistico post-coronavirus sarà chiaramente vitale per una più ampia ripresa economica dell’Europa”. Malgrado la riapertura graduale dei cancelli delle fabbriche europee, la loro capacità produttiva è ancora “ben al di sotto dei livelli precedenti le misure di lockdown”, sottolinea l’associazione, precisando che i fermi produttivi, in media per 29 giorni lavorativi, hanno determinato una perdita di volumi di quasi 2,3 milioni di veicoli. “Se vogliamo tornare nuovamente a una produzione su vasta scala, i costruttori e i loro fornitori devono rimettere in funzione i loro impianti in modo rapido e sincronizzato. Questo è il motivo per cui chiediamo all’Unione Europea di sostenere un riavvio coordinato di attività e investimenti lungo l’intera filiera. Dovranno inoltre essere prese misure per stimolare la domanda, dato che le vendite sono crollate ai minimi storici in molti mercati chiave”, ribadisce Huitema il giorno dopo la pubblicazione, insieme ad altre associazioni di rappresentanza legate al mondo delle quattro ruote, di un piano d’azione con 25 raccomandazioni per le istituzione europee e nazionali, tra cui un programma di incentivazione coordinato a livello continentale.

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Automotive: 196 impianti tornati operativi nell'Unione Europea

Roma – Nell’Unione Europea sono tornati operativi 196 impianti per l’assemblaggio di auto, veicoli commerciali, autobus e motori, su un totale di 309 siti produttivi. È quanto rivela l’Acea, l’associazione europea dei costruttori, in uno dei suoi ormai consueti aggiornamenti sulle conseguenze della pandemia del coronavirus sulla filiera automobilistica del Vecchi Continente. Considerando anche il Regno Unito e diversi altri Stati (Bielorussia, Kazakistan, Russia, Serbia, Turchia, Ucraina e Uzbekistan) risultano riaperte 298 fabbriche, di cui 142 dedicate alle sole auto, 71 per motori, 38 per veicoli commerciali leggeri, 58 per camion e 58 per autobus, con alcune sovrapposizioni nel caso di produzioni destinate a più di un settore. “Questi dati – sottolinea Eric-Mark Huitema, direttore generale dell’Acea – mostrano l’ampiezza dell’estensione dell’impronta manifatturiera del nostro settore su tutto il continente europeo. Un rilancio di successo del settore automobilistico post-coronavirus sarà chiaramente vitale per una più ampia ripresa economica dell’Europa”. Malgrado la riapertura graduale dei cancelli delle fabbriche europee, la loro capacità produttiva è ancora “ben al di sotto dei livelli precedenti le misure di lockdown”, sottolinea l’associazione, precisando che i fermi produttivi, in media per 29 giorni lavorativi, hanno determinato una perdita di volumi di quasi 2,3 milioni di veicoli. “Se vogliamo tornare nuovamente a una produzione su vasta scala, i costruttori e i loro fornitori devono rimettere in funzione i loro impianti in modo rapido e sincronizzato. Questo è il motivo per cui chiediamo all’Unione Europea di sostenere un riavvio coordinato di attività e investimenti lungo l’intera filiera. Dovranno inoltre essere prese misure per stimolare la domanda, dato che le vendite sono crollate ai minimi storici in molti mercati chiave”, ribadisce Huitema il giorno dopo la pubblicazione, insieme ad altre associazioni di rappresentanza legate al mondo delle quattro ruote, di un piano d’azione con 25 raccomandazioni per le istituzione europee e nazionali, tra cui un programma di incentivazione coordinato a livello continentale.